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La Devitalizzazione dei denti

28 Oct, 2013

La Devitalizzazione dei denti

La devitalizzazione, detta anche cura canalare o trattamento endodontico, consiste nel rimuovere la polpa dentaria (costituita da arteriole, venule, nervo e odontoblasti).

La polpa può infettarsi per diversi motivi, come una carie molto profonda o un trauma, ed il processo infiammatorio può estendersi ai tessuti limitrofi, fino all’osso alveolare prossimale. In questo caso bisogna intervenire con la devitalizzazione, soprattutto se si è già instaurata un’infiammazione alla punta della radice del dente (granuloma) che poi si può trasformare in un ascesso, fino a portare alla perdita dell’elemento.

L’iter del trattamento è il seguente.

Durante la prima seduta si procede a:

  • rimozione di tutta la polpa e di tutti i residui batterici intrappolati all’interno del canale radicolare;
  • disinfezione e allargamento del canale;
  • riempimento di quest’ultimo con del materiale inerte per evitare che si verifichi una nuova proliferazione batterica.

Durante la seconda seduta si procede a:

  • rimozione materiale inerte;
  • inserimento, all’interno della camera pulpare e dei canali radicolari, di materiale biocompatibile (guttaperca);
  • posizionamento di un perno in metallo o in carbonio per sostenere la ricostruzione dentale;
  • incapsulamento della corona per preservare il dente ed evitare fratture.

Nel periodo che trascorre fra le due sedute possono presentarsi alcuni sintomi, come un’accentuata sensibilità agli sbalzi di temperatura e alla pressione, una spiccata dolenzia ed un lieve gonfiore. Solitamente questi fastidi si superano con l’assunzione di semplici antinfiammatori. Ma se ciò non si verifica, è bene rivolgersi al proprio dentista che deciderà il trattamento più opportuno.

La devitalizzazione è un intervento con un’elevata percentuale di riuscita, ma il rischio di complicazioni, seppur basso, non può essere ignorato.
Il fallimento può essere dovuto a diversi fattori, ma la causa scatenante è sempre la presenza di batteri all’interno del canale radicolare.

Attenzione! Non è detto che ciò sia dovuto ad un errore nel trattamento o a un’incapacità dell’esecutore. Ma, più semplicemente, ad un’oggettiva difficoltà anatomica nello sterilizzare completamente i canali.

Esistono complicazioni nella devitalizzazione dei denti?

Una devitalizzazione, anche se imperfetta, riducendo al minimo il rischio d’infezione, permette comunque di salvare il dente, di evitarne l’estrazione.
Ma esiste la possibilità che un elemento devitalizzato, anche a distanza di anni, mostri segni d’infezioni. Sia croniche e asintomatiche come i granulomi. Sia acute e dolorose come un ascesso.

Un granuloma è una massa infiammatoria, ben visibile sulle lastre endorali, che contiene cellule immunitarie e batteriche, sia vive che morte, in una situazione di equilibrio. L’infiammazione si autoalimenta ma non riesce a prendere il sopravvento sul sistema immunitario.

Quando, invece, i batteri superano la capacità di controllo dell’organismo si forma il tipico pus. Questo può:

  • accumularsi in una sacca, causando un ascesso;
  • trovare una via d’uscita attraverso una fistola;
  • estendersi nei seni mascellari, causando una sinusite.

Per evitare che un dente già devitalizzato sia il punto di partenza di un’infezione, si può scegliere tra diversi percorsi:

  • l’estrazione, che comporta la rinuncia al dente ma la certezza della risoluzione del problema;
  • il ritrattamento canalare, che prevede la rimozione della vecchia devitalizzazione per rifarne una completamente nuova;
  • l’apicectomia, consistente nella rimozione chirurgica di parte o dell’intera radice malata.

L’ultimo percorso è sicuramente il più caro e complesso da attuare, per questo motivo lo si prende in considerazione solo in casi di vera necessità. Come quando l’elemento debba essere salvato per fungere da appoggio ad una protesi.

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